Scuola dell’infanzia San Paolo di Treviso: incontro con il Prof. Baccichetti

In data 10 gennaio 2014 presso la sede della Fondazione Baccichetti

si è tenuto un incontro informativo e formativo su alcuni aspetti della Sindrome di Down. All’incontro hanno partecipato il dott. Baccichetti, le insegnanti di sostegno Brugnera e Rossi e l’addetta all’assistenza Bastasin (personale in servizio presso la scuola dell’infanzia San Paolo di Treviso).

Una recente ricerca inglese, comunica il dott. Baccichetti, ha registrato un aumento dei bambini nati con Sindrome di Down: sembra che tale aumento sia dovuto principalmente all’età della madre al momento del concepimento stimata intorno ai 38 anni.

Ma cosa sappiamo oggi di tale Sindrome?

Oggi sappiamo che il deficit principale della sindrome di Down, quello che influisce sul deficit cognitivo, è una carenza della memoria di lavoro verbale a breve termine.

Si è constatato che non è proficuo dare spiegazioni a chi ha questo deficit usando il linguaggio verbale perché il deficit della memoria di lavoro gli impedisce di raccogliere ed elaborare le informazioni che gli vengono dette in quel breve tempo.

Per avere una idea di come funziona la memoria di lavoro il dottore invita le presenti a pensare ad un numero di un numero di telefono di 1O  cifre: se in un secondo momento viene chiesto di ripeterlo si ricorderanno solamente 5/6 numeri. La persona affetta da Sindrome di Down ricorderà gli ultimi tre o i primi tre numeri: questo accade perché lo spazio di memoria è breve e quindi, se recupera, perde. Diversamente accade se si dà la possibilità di scrivere il n e poi si porta via il foglio: in questo caso interviene la memoria di lavoro per via visiva. Il cervello funziona come un computer. C’è la ram, la memoria del cervello, alla quale possiamo inviare le informazioni tramite tastiera o tramite scanner: quando le informazioni vengono inviate tramite scanner il risultato è più efficace perché più rapido.

Si deduce quindi che la memoria visiva nei soggetti con Sindrome di Down è l’alternativa a una memoria verbale che è inefficiente.

Questa prima considerazione, prosegue l’esperto, ci porta necessariamente ad una seconda: il 50% delle persone con Sindrome di Down ha deficit visivi non corretti in maniera appropriata. Queste due variabili, deficit visivo e verbale, sono da tenere sempre in considerazione nel lavoro degli educatori.

Un altro aspetto, che è fondamentale nello studio della sindrome di Down, è che alla nascita non esiste un deficit cognitivo. L’unica diagnosi che si può fare in questo momento riguarda l’ipotonia muscolare: aspetto verificabile perché i riflessi, che sono lo sviluppo del sistema nervoso centrale prenatale, sono normali. Ciò sta a significare che c’è un “agente x” che agisce al momento della nascita.
Si auspica che i ricercatori possano trovare la  causa: durante la gravidanza c’è  un”qualcosa”, probabilmente prodotto dalla madre, che “cura”.

Se pensiamo all’aspetto pratico, fanno emergere gli studi, lo sviluppo di un bambino è condizionato dall’ambiente in cui vive. Un esempio sono i bambini allevati dalle scimmie: questi pur avendo gli stessi  cromosomi  non  cammineranno  eretti  e  assumeranno  gli  stessi  comportamenti  delle scimmie, mangeranno gli stessi cibi e non parleranno ma avranno un altro tipo di linguaggio.

Questo ci dimostra che ci sono delle aree che si sviluppano in base alle necessità dell’ambiente. L’ambiente è  tutto: si imparano le cose  se siamo interessati e  se ne cogliamo la necessità altrimenti non comprendiamo e non impariamo.

Anche il linguaggio subisce le influenze dell’ambiente.

Un bambino quando nasce non ha un linguaggio ma ha una prosodia, una musicalità. Se per esempio prendiamo due bambini nati in località diverse notiamo che non sono uguali: hanno già un vissuto anche in fase prenatale. Questo perché dal terzo mese il feto sente e partecipa alla vita esterna: ha un suo vivere. Al momento del parto infatti il neonato si gira verso la mamma e non l’infermiera perché ne riconosce il tono, l’intonazione etc.   Successivamente, nel primo anno di vita, solo se la mamma parlerà al piccolo avrà modo di costruirsi un vocabolario associando le esperienze al linguaggio, alle parole(….) altrimenti avrà molte lacune.

Oltre al vocabolario linguistico, continua il dott. Baccichetti, c’è uno spazio nella nostra testa dove risiede il vocabolario delle azioni.

Tutti abbiamo la possibilità di imparare anche vedendo fare: è il potere dell’imitazione. La persona affetta da Sindrome di Down impara per imitazione.

L’imitazione è la decodifica di ciò che si fa e richiede molta più intelligenza di ciò che si pensava un

tempo perché si deve capire ciò che fa l’altra persona, vedere l’effetto finale, imitarlo e creare l’azione. Tutto ciò è complicato.

Fondamentale è che l’adulto lasci tempo, spazio e modo al bambino di provare e sperimentare senza sostituirsi.

Fino a poco tempo si pensava che le persone con Sindrome di Down non decodificassero le emozioni, non riuscissero a vedere se l’altro era arrabbiato o meno. Si era giunti a questa definizione perché le ricerche che erano state condotte erano tutte su base verbale componente, come sappiamo, carente nei soggetti di cui stiamo parlando. Studi recenti hanno invece dimostrato che c’è risonanza emotiva anche in queste persone.

E’ quindi molto probabile, e questo sarà da verificare, che la risonanza emotiva motivi molto di più a imparare. Imparare vuoi dire decodificare quello che fa una persona, tentare di farlo e aver successo nell’azione.

Rispondendo ad una domanda delle insegnanti il dott. Baccichetti sostiene che, affinché ci sia apprendimento, le sezioni, e quindi anche i piccoli gruppi di lavoro, dovrebbero essere eterogenei sia per età sia per livelli di apprendimento. Questo perché non venga valorizzata troppo l’eccellenza o, di contro, il non essere capaci.

Il significato teorico è: se io sto assieme agli ultimi non posso che essere ultimo ma se sono con i primi sarò l’ultimo dei primi.

La letteratura dice che i bambini con Sindrome di Down in questa fascia d’età (3/6 anni) possono imparare a leggere ma non a scrivere perché c’è un problema motorio che richiede altri tipi di abilità.

La difficoltà di imparare a scrivere dovuta all’ipotonicità e quindi non si può avere la precisine di fare determinati movimenti. La scrittura prevede la contrazione di un muscolo e la distensione dell’altro: basta che uno dei due non funzioni, sia appunto ipotonico, che si fanno movimenti più larghi di quelli desiderati.

A coloro che pretendono prestazioni diverse da questi alunni va spigato che ogni persona fa le cose che gli sono più facili e se un bambino non è pronto per fare il salto bisogna dargli il tempo di cui necessita.

Grande rilevanza riveste la “gratificazione” che deve essere operata dalla famiglia.

Il bambino deve avere la possibilità di andare a casa e raccontare le esperienze vissute a scuola. Affinché questo avvenga, soprattutto con i bambini in cui è carente o assente il linguaggio, è consigliato adottare un quadernetto che gli adulti usano per scambiare semplici informazioni. Sarà poi la mamma a casa a richiedere la bambino il racconto specifico e gratificarlo per l’esposizione. Il bambino può essere facilitato nel racconto con una foto, un oggetto, un simbolo che rievochi il vissuto.

Nei soggetti in  cui il  linguaggio è  gravemente in  ritardo non  è  automatico che  non  ci  sia comprensione. Per capire ciò che la persona con disabilità ci vuole dire ci vuole tempo e buona volontà.

Questa azione dovrebbe essere molto più semplice per i genitori: essendo loro sempre vicini al bambino hanno più possibilità di capire i suoni (che spesso sono sempre gli stessi) che si riferiscono a determinate parole e comprendere che il bambino ha impiegato anni per emettere quei determinati suoni in quelle determinate circostanze. Questa attività implica seguire il piccolo per 3 /4 ore al giorno.

Alla domanda delle insegnanti su come presentare “immagini e scrittura” al bambino il dottore risponde dicendo che, nelle attività di lettura, lettere ed immagini devono essere unite e la scritta, in stampato maiuscolo, deve essere posta in verticale, sotto l’immagine poiché il nostro sistema visivo lavora “in verticale”.

Con questo sistema di lettura il bambino non impara parole fine a se stesse. Le metterà assieme in un secondo momento. Quando il bambino ha imparato una serie di parole verrà aiutato a formulare una frase tipo “il pallone è rosso”. Fino a che non c’è un bagaglio minimo di parole non ci sarà la frase.

A  tal proposito le  insegnanti chiedono se  conferma la  valenza positiva della tecnica della Comunicazione Aumentativa Alternativa e della lettura di brevi racconti. Per quanto riguarda la prima proposta la risposta dell’esperto è stata che, pur non avendo esperienza diretta sull’utilizzo di tale tecnica, sa che ascoltando il parere di alcuni esperti ha dato risultati positivi e pertanto anche le insegnati la possono proporre ai loro studenti secondo le modalità che ritengono più opportune e adeguate.

Anche la lettura di brevi storie che hanno parti che si ripetono aiuta il bambino a costruire il suo vocabolario. E’ importante che poi, a casa, racconti la storia alla mamma e venga da lei gratificato. Il confronto prosegue sul delicato rapporto tra genitori ed insegnanti: in questo percorso è fondamentale riconoscere il ruolo dell’insegnante e il ruolo dei genitori e il genitore deve capire e riconoscere le competenze dell’insegnante.

Per  evitare situazioni poco  piacevoli è’  importante spiegare e  insegnare a  tutti  i ragazzi l’atteggiamento corretto da assumere sia nelle diverse situazioni sia con le diverse persone che si incontrano.

Il dott. con la Fondazione e gli studi che sta portando avanti vorrebbe arrivare a mettere in atto l’autonomia completa delle persone con sindrome di Down.

Ci sono state delle esperienze di ragazzi che per un periodo hanno abitato insieme e avevano un educatore che andava a controllarli ma sono state chiuse per mancanza di fondi.

A conclusione dell’incontro le insegnati ringraziano il dott. Baccichetti per la disponibilità, per gli spunti di riflessione e le indicazioni pratiche da mettere in atto nella quotidianità.

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